“SANTISSIMU CRUCIFUSSU, PANI E PRUVVIDIENZA
VULIEMU!”
STORIA
E CULTO DEL SS. CROCIFISSO A ROCCAPALUMBA
Di
Pietro
La Monica
L’origine della scultura del SS. Crocifisso,
che si trova nella chiesa Madre di Roccapalumba, è ignota; non si
conosce con certezza l’anno in cui fu scolpita, né il nome del suo
probabile autore. Tuttavia, anche attraverso le scarne notizie
storiche di cui disponiamo, cercheremo di ricostruire, nelle sue
linee essenziali, la storia del nostro Crocifisso e di come divenne
il patrono del paese.
Esso non fu il nostro primo patrono. Il primo protettore e patrono
della comunità fu San Paolo Apostolo, scelto dalla principessa
Stefania Corsetti Ansalone in onore del figlio Paolo; a San Paolo
nel 1641 fa dedicare anche la Chiesa che costruisce a Roccapalumba.
Infatti nei vari documenti d’archivio consultati, si continuano a
chiamare San Paolo e San Pietro (che poi si aggiunse )
Patroni e Protettori
della Comune e questo
fino all’inizio del Novecento, nonostante il patrono vero e proprio
fosse diventato in seguito il SS. Crocifisso. Sempre in questi
documenti, la Madonna della Luce, San Giuseppe e Santa Rosalia
vengono chiamati, più correttamente, compatroni del
paese.

Analizziamo ora quali sono state le
motivazioni che hanno portato a scegliere il SS. Crocifisso come
nuovo patrono del nostro paese e quando questo sia potuto accadere.
Dai documenti consultati, risulta che il culto al SS. Crocifisso
cominciò, o quanto meno si sviluppò a partire dal 1680 grazie a Don
Francesco Corvino, che amministrò il feudo al posto del figlio
minorenne Giuseppe. Egli, uomo di profonda fede e ministro
della Confraternita dei
Nobili di Palermo,
nutriva una particolare devozione per il Crocifisso, così come
tutto il casato Corvino. Lo zio Don Blasco, principe di Mezzojuso,
ad esempio, era il governatore della confraternita del SS.
Crocifisso.
Bisogna dire, comunque, che quella di Don
Francesco Corvino non era una semplice devozione di famiglia, ma
un’espressione autentica della sua fede. Il suo strettissimo amico
e guida spirituale San Bernardo da Corleone, come ci dice il
biografo Michele Frazzetta nel suo libro Vitae …, seppe ben trasmettergli l’amore per il
Crocifisso del cui culto era propagatore, tanto che alla morte del
Santo il Corvino volle salvare le sue spoglie facendole seppellire
nella chiesa dei Cappuccini a Palermo, proprio nell’altare del
Crocifisso, di cui entrambi erano particolarmente devoti. A riprova
di questo, sul finire del ‘600, nella sua villa ai
Colli
di Palermo che in seguito si
chiamò Roccapalumba,
Don Francesco Corvino fa costruire una chiesa e la dedica proprio
al SS. Crocifisso, collocando al proprio interno un’immagine del
Crocifisso “di
rilievo”,
come disse il Mongitore, nel suo libro
La Sicilia
ricercata…,il quale
tra l’altro presenta notevoli somiglianze con il
nostro.