"Ai primi d'aprile 1860, Palermo era in preda ad una febbre sediziosa. Da più giorni, si trovavano affissi sui muri proclami, editi da una stampa clandestina, che invocavano la rivoluzione contro i Borboni di Napoli. Opprtune misure preventive venivano quindi adottate dai poteri costituiti e - ai primi attentati e alle prime notizie di bande insorte, che dalle campagne (tra le prime, da Misilmeri) minacciavano di entrare in Palermo - venivano disposti lo stato di assedio della città e arrestati i presunti componenti di un c.d. Comitato insurrezionale locale.

"Le agitazioni si estendevano presto in numerosi luoghi della Sicilia e la reazione appariva dura dappertutto. In breve, ai primi di maggio, la situazione appariva del tutto sotto controllo e veniva tolto lo stato di assedio alla Capitale".Lo stato di cose, così rapidamente delineate in una "cronaca" di parte borbonica, faceva presto il giro d'Europa e determinava anche a Torino uno stato d'animo di incertezza generale sul reale progresso della rivolta isolana. Lo stesso Garibaldi rimaneva per un certo tempo incerto sul da farsi; poi - con il conforto di talune notizie positive, parte delle quali amplificate dal solito La Masa - decideva ch'era ormai tempo di rompere gli indugi e imbarcarsi . L’impresa dei mille appariva, a questo punto, avviata.Tra i Mille era anche l'ormai ben conosciuto La Masa, del quale è stato altrove posto in risalto quel misto di ardire e di incoscienza, forse necessari in ogni fatto rivoluzionario, che gli aveva mostrato di saper esprimere efficacemente al moto della Fieravecchia di Palermo nel Quarantotto.

Effettuatosi lo sbarco in Marsala e adesso in Salemi, ove era stato inviato in avanscoperta - forte di un ordine di "mettersi in corrispondenza... (con chi credesse opportuno) e di far tutto quello che con la sua influenza ritenesse utile all'impresa" - La Masa dava ulteriore prova del gioco quasi d'azzardo per lui spesso usuale, recandosi presso le Autorità locali e affermando che il Generale era non solo seguito da 4.000 (!) soldati continentali, ma anche che gli sbarchi erano avvenuti un po' dappertutto (!) nell'Isola - da lì a proporre la costituzione di un Governo provvissorio locale è addirittura la Dittatura di Garibaldi, il passo era breve ed egli lo realizzava.Venivano intanto ristampati in Mazara taluni proclami dello stesso La Masa, che - unitamente a quello, ben più importante dello stesso Generale - venivano adesso trasmessi con corrieri ai più influenti liberali dell'Isola, annunziando lo sbarco già avvenuto ed eccitando alla rivolta.Da lì a poco - così avvicinandosi ai fatti che più interessano in questa sede - avutane richiesta Garibaldi da taluni patrioti del Palermitano, La Masa veniva spedito a galvanizzare le genti del Distretto di Termini Imerese.Iniziava da qui quello straordinario moto di risveglio delle energie segnatamente locali, che avrebbe condotto presto a Gibilrossa e che avrebbe coinvolto in maniera tanto significativa, come si vedrà tra poco, anche la comunità di Roccapalumba.Qui tutto aveva inizio, a ben vedere, il 17 maggio 1860, tre giorni appena, dunque, dopo la proclamazione della Dittatura di garibaldi in salemi. Ovunque erano diffusi, intanto, i focolai della rivolta, molti Comuni erano insorti e Termini, per stare dalle nostre parti, era ad esempio già libera, eccezion fatta, al momento, per il forte sovrastante la città.

Il 17 maggio 1860, dunque, La Masa trasmetteva da Roccapalumba una circolare ai Comuni - e, tra questi, anche a Roccapalumba - con cui rendeva nota la proclamazione di Garibaldi a Dittatore. L'indomani, da Mezzojuso, agiva alla volta di diverse persone influenti del Distretto, cui inviava dispacci e copie di circolari, invitandole a costituire Comitati nelle Province di Palermo, Girgenti e Catania .E questo il momento particolare in cui entra in gioco il Paese di Roccapalumba. Uno dei dispacci di La Masa appariva diretto, infatti -come lo stesso avrebbe un giorno ricordato nelle sue memorie - al "signor Francesco Avellone, ricco proprietario" locale, invitato a cooperare "alla rivoluzione dell'Isola" e autorizzato, nella circostanza, "a rappresentare il centro insurrezionale dell'interno" della Sicilia. Questo "incarico - egli avrebbe aggiunto riferendone - "... la famiglia Avellone tutta disimpegnò con zelo, generosità ed attività impareggiabile.Come mai queste decisioni? Aiutano a comprenderlo le memorie di La Masa, il carteggio con gli Avelloni, le decisioni del tempo adottate al Municipio, talune indicazioni degli storici e altri documenti asseverativi di diversa estrazione, come si vedrà adesso.La prima documentazione utile appare costituita da una nota che il La Masa scriveva da Mezzojuso a Francesco Avellone la notte tra il 18 e il 19 maggio 1860. Il suo contenuto, del resto di tipo telegrafico, merita per il suo significato di essere riportato integralmente. "Carissimo amico - recita la lettera scritta alle due del mattino - "Eccomi in mezzo ai Siciliani armati. Tho fratello è qui meco. Spedisci uomini. Infiamma il Distretto. Deve vincersi e presto. Ti saluto in fretta. Il tuo: La Masa.

La lettera - pubblicata sul Giornale Officiale di Sicilia - appare basilare per la storia locale del momento. Così posti, i contenuti del breve dispaccio lasciano comprendere numerose implicazioni dello stato della materia. Essi lasciano intendere cioè, la relazione di intelligenza ed amicizia - sulle cui motivazioni, in base agli aventi del Quarantotto ma anche di quelli relativi al tentativo fallito di Bentivegna, si è adesso sufficientemente avvertiti - tra La Masa e la famiglia locale sopraricordata.Non era di cero un caso episodico quello inerente alla partecipazione di esponenti di detta famiglia ai movimenti antiborbonici di quegli anni; nè poteva esserlo la constatazione dello stato di assai pericolosa detenzione che,proprio per detti motivi, aveva colpito sia l'Emanuele che il Luigi, fratelli del Presidente del Comune del tempo, Francesco Avello ne.In ogni caso, la nota del La Masa consente di confermare che uno degli esponenti di detta famiglia (per la esattezza, Luigi, anche se la lettera non lo chiarisce), giunta la nuova dello sbarco di Marsala, si era immediatamente posto a disposizione dei garibaldini, raggiungendo sin dal 19 maggio il La Masa a Mezzojuso.

Al riguardo, poi, le cose erano andate sostanzialmente così (come avrebbe poi ricordato lo stesso Luigi Avellone. Il quale, conosciuto lo sbarco di Marsala anche se non chi lo comandasse, con una squadra di uomini di Roccapalumba - "spesata ed equipaggiata dalla mia famiglia", come è ben attento a precisare - nel marciare verso Palermo,giunto a Villafrati, aveva sentito della presenza di La Masa in Mezzojuso. Con due dei suoi, allora, si era recato ivi,apprendendo dell'arrivo di Garibaldi, etc., etc..Questo, per adesso, appare sufficiente a renderci conto di quel che sia concretamente successo in materia. Va notato in proposito, per il momento, che la nota in cui rivela tale andamento appare essenziale, in particolare, per apprendere che il vicecapo della squadra che lo aveva accompagnato da Roccapalumba era, in particolare, un Vincenzo Scanio, il cui nome va a far parte dunque di coloro che partecipoarono alla impresa garibaldina.A parte talune considerazioni, che verranno avanzate in appresso con riferimento al documento appena ricordato, c'è qualcosa d'altro che merita di essere adesso rilevato. Ed è quell"'infiamma il distretto", lanciato da La Masa all'indirizzo del Presidente del Municipio locale, che sembra preludere a qualcosa di più grande sul ruolo di Roccapalumba e degli Avallone nella storia garibaldina.

Il Presidente, in effetti, già al momento del ricevimento della prima circolare ai Comuni - quella partita da Roccapalumba, per intendersi -5 era attivato con una diligenza e prontezza incredibile. All'arrivo della prima lettera personale di La Masa, poi - come avrebbe lasciato scritto in una nota rievocativa dell'episodio del novembre successivo - era letteralmente balzato in aria quando il Generale La Masa a me si diresse, e io conobbi senza nemmeno aprire la lettera il suo carattere..."- egli ebbe a scrivere, tra l'altro, in tale circostanza - "...ne spedii con apposite staffette la nuova in tre quarti della Sicilia..." .La nota in esame è significativa, oltre a ciò, anche per altri particolari del momento, che essa consente di vedere. Non c'è dubbio infatti che, sulla base dei suoi contenuti, la adesione di Roccapalumba alla proclamazione della Dittatura di Garibaldi avvenne sotto la Presidenza Municipale di Don Francesco Avellone; così come fu in detto tempo che avvenne per il Paese il passaggio, tra altri, della Divisione militare affidata da Garibaldi ad Heber.

Più singolare e fortemente enfatizzata appare invece, sempre nella stessa lettera - che, lo si ricorda ancora una volta, è successiva allo svolgersi degli eventi ricordati - la fede assoluta di Francesco Avellone in La Masa e la forzatura sul ruolo più ridotto che Garibaldi avrebbe potuto esplicare in Sicilia nel caso si fosse rivelato privo el sostegno dello stesso La Masa. Opinione che dà (nel caso e in presenza degli attacchi, noti agli Avellone, che talora in sede nazionale venivano condotti contro il loro amico) una sensazione necessariamente ridotta della freddezza dello Avellone a valutare esattamente questo specifico aspetto storico della questione.Chiusa la parentesi, occorre riportarsi a quell'accenno "infiamma il distretto" sopra ricordato.Lo stesso sembrava preludere, come rilevato, a qualcosa di più fortemente impegnativo e responsabile per gli Avellone e il Paese di Roccapalumba. E, in effetti, già l'indomani veniva a manifestarsi concretamente il vero intento di La Masa al riguardo. Lo stesso scriveva una non breve nota all'Avellone, infatti, con un pressante invito ad armare la contrada sua eventuale diretta influenza, a proclamare la dittatura di Garibaldi ovunque possibile, nel mentre stesso che gli forniva la più ampia copertura possibile, dandogli "ampia facoltà a rappresentare questi miei sentimenti in faccia a tutti i Comuni della Provincia di Palermo e di Catania" e a prendere comunque contatto con le Autorità civili, ecclesiastiche e ad ogni forza liberale possibile.

Pervenuto questo primo carteggio di La Masa in Roccapalumba, il destinatario la portava subito a conoscenza generale. Del che reca certezza una dichiarazione, non sincrona ma del tempo della riflessione e della memoria, del Municipio, che fornisce occasione peraltro di ricordare un certo numero di nominativi locali, che ebbero a prender parte ai moti garibaldini, che si recano al "campo" di Gibilrossa e parteciparono, infine, alla presa di Palermo. Ma di ciò si dirà più diffusamente tra poco .Sulle base della documentazione così raccolta, si può dare la stura a nuove riflessioni integrative delle precedenti. La nota di La Masa del 20 maggio, ad esempio, rileva che la stessa venne preceduta da un dispaccio dell'Avellone, con cui si mostra di essere in grado di fornire polveri ed armi alla rivoluzione.

La lettera da noi rintracciata doveva apparire esplicita al riguardo; se èvero che - ad appena poca distanza - c'è un vero e proprio salto di qualità nell'azione di Roccapalumba. A specificare con quale stato d'animo, con quale impegno il destinatario delle missive del La Masa e i suoi familiari abbiano risposto sul campo operativo, giova riferire che, da quel momento, è tutto un fiorire di azioni galvanizzatrici nei dintorni, prima vicini e poi sempre più lontani, del Paese. "Mio caro Peppino" - è dato leggere, ad esempio, in una nota di Francesco Avellone al Generale -."Con immensa gioia, con delirio vidi i tuoi caratteri dopo undici anni, in data di Mezzojuso. Roccapalumba ci ha assecondato e già tosto (sono state) spedite due squadre a nostre spese"."Mio fratello Salvatore, che qui ritrovasi, non potendo io agire per la mia inferma salute" - prosegue la nota – mi è stato di utile immenso e già siamo riusciti a conciliare la discordia in Vicari, ed oggi ti raggiungerà una prode squadriglia di quel Municipio".

"Si è agito egualmente per Lercara, secondando il sacerdote Rotolo e Carcidonio Nicolosi e dimani, se non questa sera, avrai l'altra squadra. Lo stesso stiamo praticando per Alia e Valledolmo. Sta sereno: per nol sangue e sostanze. tutto la patria.. ".La lettera è, per le nostre esigenze locali, di grande valore pratico. A parte ogni considerazione sul ruolo antiborbonico che gli Avellone confermavano palesemente nel caso, ponendo veramente a rischio "sangue e sostanze" come chiarito sopra, il fatto è che -in virtù dell'ampio mandato ricevuto da La Masa e di altro assegnato specificamente a Luigi Avellone, di cui si dirà tra poco- detta famiglia assumeva e faceva assumere al Comune di Roccapalumba un ruolo propulsivo assolutamente sproporzionato rispetto a quello di tanti, più popolosi e ricchi paesi circonvicini. La prima conseguenza pratica in sede locale, poi, finiva per essere costituita dalla necessità di proclamare, tra i primi in Sicilia, la Dittatura di Garibaldi; finalità che risulta richiamata espressamente, in sede di rievocazione successiva degli eventi. "Io feci proclamare la Dittatura del Generale Garibaldi - ha lasciato scritto Francesco Avellone, come visto prima- perché così La Masa mi aveva dettato..Ricevuti i dispacci di La Masa poi, nel dettaglio, l'Avellone provvedeva a farne fare ripetute copie, li autenticava e li inviava con apposite staffette a cavallo in tutti i Comuni del centro della Sicilia. "Le varie Commissioni dei Comuni centrali della Sicilia" -si legge, in effetti, in una nota non sincrona di Francesco Mazzola da Roccapalumba "venivano appositamente in Roccapalumba a far le richieste dei proclami di. La Masa... che noi copiavamo e l'Avellone autenticava". Anche questa nota, peraltro, assume ulteriore valore pratica, specificando due ulteriori nominativi locali -Vincenzo Mazzola e suo fratello, frate Angelo della Gancia- che presero parte anch'essi all'azione rivoluzionaria del momento .

La numerosa documentazione disponibile consente di accertare, in sostanza, che tra il 19 e il 27 maggio 1860 Roccapalumba ebbe a divenire uno dei centri più vitali dello intenso via vai di staffette che andavano dappertutto e venivano da dovunque. E' vero tuttavia che, in detta incombenza, il Paese rimase sempre e fortemente debitore dell'attivismo del Comitato di Termini Imerese -("Ho spedito staffette in tutte le direzioni dell'Isola, mandando copiati e suggellati tutti i proclami e tutte le eccellenti disposizioni del vero patriottico Comitato di Termini, che pel Distretto è un vero tesoro") -riconosceva, infatti, da Roccapalumba il Sindaco in una ennesima corrispondenza con La Masa. Aggiungendo, poi, più concretamente un: "Sono cominciati a partire invii di munizioni e frumenti dei vicini paesi, nè mi arresto". In ogni caso, Termini rimaneva punto essenziale diriferimento costante di una Roccapalumba, di cui la prima ammetteva il ruolo del momento ("Ed in omaggio del vero" - si legge in un ricordo postumo del termitano Arrigo- "meritano di essere ricordate con lode Roccapalumba, Baucina, Altavilla che, atteso il poco numero dei loro abitanti, sostennero generosi sacrifizi"

Munizioni? Frumenti? Dove recuperati, da chi fatti pervenire? Ce n'è abbastanza per cercare di saperne di più. Vediamo se è possibile farlo, affrontando i numerosi altri temi che la materia consente, a questo punto, già di intuire.L'aspetto della questione su cui riflettere e stabilire taluni ulteriori punti fermi appare quello inteso a definire la reale ampiezza dell'azione, svolta dagli Avellone e da Roccapalumba, nel sommuovere i vari Comuni del Distretto di Termini o delle province vicine.In proposito, va ammesso in via preliminare che se sono stati assai numerosi i Comuni interessati alla bisogna e se è possibile comprovarli con una specifica documentazione del tempo, sono forse ancora di più quelli per i quali non sussiste o non si è finora riusciti a rintracciare alcuna documentazione. Il fatto è che l'azione promossa in Roccapalumba tra il 19 e il 27 maggio 1860, i cui strascichi sarebbero continuati per qualche tempo ancora oltre detti ambiti, appare caratterizzata da due connotati ben precisi.

Il primo, quello di incidere ovunque possibile e ove si vantassero legami familiari, personali, di proprietà o semplicemente commerciali e via dicendo (tale ad esempio il caso della relazione con i Comuni del Nisseno e del Catanese, ove è memoria esistessero vasti possedimenti di quell'ulteriore fratello di Francesco Avellone, oltre il Luigi già citato, di nome Salvatore. Il secondo dipendeva dalla speciale connotazione assunta nel processo di veloce informazione per corriere attivata localmente. Ogni Comitato dei singoli Municipi contattato dagli Avellone, in sostanza, diveniva esso stesso veicolo di ulteriore attivazione per quelli viciniori.

"Per non fare che manchino diariamente le notizie del Capo dei nostri fratelli" -si precisava, ad esempio, nella provincia di Caltanissetta, indirizzandosi il solito dispaccio, datato 23 maggio 1860, in Roccapalumba- "spedisco tre cavalli da posta nei rilievi di Vallelunga, Gulfa e Roccapalumba, onde sostenere il servizio delle staffette...". Si determinava, in tal modo, una vera e propria "linea" territoriale di attivazione rivoluzionaria oltre che di allestimento di "squadre" e materiali (polveri, materiale sanitario e grani) utili allo scontro con i Borboni.

Al riguardo, le documentazioni disponibili consentono di delineare la mappa di detta azione. Ponendo al centro del tutto il Comune di Roccapalumba, si ha conferma così di una sensibilizzazione delle energie, per stare prima ai centri piu vicini, di Caccamo, Vicari, Alia e Lercara. Poi, verso Agrigento e Caltanissetta, di Vallelunga, Villarosa, Casteltermini, 5. Cataldo, Canicattì, 5. Caterina e, a distanze ancora superiori, di C astrogiovanni (Enna), delle Petralie, di Pietraperzia, Resuttana, Adernò e Misterbianco. Una posizione a sè riguardava, infine, Ciminna e Ventimiglia, allora infestate ancora dalla banda di Santo Meli.

Ad esatta comprensione del ruolo svolto dal Paese in tutta questa ampia vicenda, si ritiene basti riflettere sul tenore di alcune ulteriori lettere del tempo. Una, del 20 maggio 1860, è ad esempio del Comitato di Vicari e risulta trasmessa a La Masa in Misilmeri. Essa appare del tutto rivelatrice di ciò che accadde in Roccapalumba in quei giorni particolari. La stessa era del Presidente di quel Comitato; faceva esplicito riferimento ad un "invito fatto pervenire da Roccapalumba"; concludeva, infine, comunicando la partenza di "una grossa squadra provvista d' armi, munizioni e soldo giornaliero, tutto a spese del Municipio" . La seconda lettera, tra le tante del momento, è del Comitato di Castrogiovanni (Enna) e conferma la latitudine territoriale coperta dall'attivismo di Roccapalumba. Essa, nell'accusare ricevuta della corrispondenza inoltrata dal Presidente del Comitato del nostro Comune, conferma tra l'altro di avere "spedito delle diverse staffette per i Comuni circonvicini..." .

Stabiliti questi punti della materia, si passi adesso alla tematica delle armi e polveri da sparo di cui gli Avellone e Roccapalumba divennero, al tempo, tramite assai importante. Anche qui è necessaria qualche spiegazione.

Già si è cennato qualcosa altrove. Il fatto è che quel Luigi Avellone, che si è già visto con La Masa sin dal campo di Mezzojuso, era stato -questa volta dal Comando generale delle guerriglie in Gibilrossa- formalmente incaricato quale collettore di polvere da sparo ovunque possibile facendo appello all'amor di patria dei siciliani . E i Comuni ebbero a rispondere prontamente all'invito, sia a seguito di note dirette degli Avellone che di informative che pervenivano, tramite il solito mezzo delle staffette, da altre Amministrazioni comunali o in qualsiasi altro mezzo. Non ultimi, i legami di amicizia tra le persone.

Fu questo il caso, ad esempio, della relazione che intercorse al riguardo tra Roccapalumba e il Comune di Casteltermini. Ivi, in effetti, viveva il conte Lo Bue, titolare tra l'altro di una fabbrica per la produzione di polveri da sparo. Al riguardo, gli Avellone avevano pensato di rivolgersi a lui per conseguire tutto l'esplosivo possibile e, a tal fine, avevano chiesta una nota di avallo dello stesso La Masa . La richiesta appariva inutile nel caso, tuttavia, dato che il Lo Bue aveva già provveduto in autonomia alla bisogna, inviando "tutta quella polvere che esisteva" presso l'azienda. La lettera, con cui Luigi veniva cortesemente informato di tale evento , appare in ogni caso assai utile per un qualche elemento conoscitivo in più circa i rapporti che lo stesso La Masa aveva intrattenuto nel periodo c.d. fiorentino della sua vita con Francesco Paolo Perez, cognato dello stesso conte Lo Bue.

In sostanza, e per concludere, l'ordine avuto dal Generale era stato pubblicizzato dappertutto, utilizzando il solito sistema di staffette attivato sin dall'inizio del moto rivoluzionario da Roccapalumba e dagli Avellone.I risultati per il sostegno della rivoluzione, in tali condizioni, non potevano certo mancare, come venne poi ampiamente riconosciuto nelle varie memorie del La Masa. Allo stesso dovettero essere del tutto graditi, a ben pensarci, i materiali bellici, sanitari e di vettovagliamento, che pervenivano abbondanti tramite Roccapalumba e che finivano poi per essere inoltrati, almeno in parte, allo stesso Garibaldi. Come certificano, per aggiungere solo qualche ultimo elemento conoscitivo su detto particolare della materia, gli atti del Municipio di Villarosa (che provvedeva a spedire al tempo 50 rotoli di polvere e 47 palle) , di Castrogiovanni ( che inviava, a propria volta, 70 rotoli di polvere) e così via di seguito.

Qui si preferisce fermarsi, per non rendere eccessiva la lunga litania di corrispondenza attivata da e per Roccapalumba, che potrebbe essere da noi arricchita da numerosa ulteriore testimonianza. Degno di memoria, in questa panoramica, è tuttavia un episodio, sul quale non sembra si possa tanto facilmente sorvolare; episodio minore, ma non per questo umanamente e civicamente meno indicativo. "Il sig. La Porta" -si rinviene in un già citato dispaccio inviato da Francesco Avellone a La Masa il 25 maggio 1860- "mi richiede baionette; ne rimetto otto militari e due qui costruite. Se piacciono e sono adottabili, ne farò costruire ancora' . Nulla sembra più efficace. E' con esse -con queste baionette costruite artigianalmente in Roccapalumba, in via Garibaldi (ov' era l'abitazione di quel Francesco Avellone)- che piace definire l'epoca e il Paese, gli uomini e le loro emozioni con cui l'episodio ebbe a realizzarsi.


 

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