LA DEVOZIONE

 

Negli anni trenta un altro intervento di restauro interesserà alcune parti rovinate. Il 5 gennaio 1981 un restauro completo viene portato a termine dalla ditta Giuseppe Emma di San Cataldo. Se da una parte, tale intervento rendeva più preziosa la statua attraverso le dorature, in realtà distraevano lo sguardo dell ’orante. Per fortuna con l’ultimo intervento, si e proceduto a un restauro di tipo conservativo che nello stesso tempo andava ad eliminare le superfetazioni apportate sconsideratamente in precedenza, ripristinando le fattezze originarie. Attualmente, la Madonna e avvolta da un manto in stoffa di colore azzurro, ricamato, e reca sul capo una corona in metallo prezioso, come anche il Bambinello. La prima testimonianza fotografica e documentale sull’esistenza di un manto risale al 1895.

La Madonna Oggi

Infatti nel registro della Confraternita del S.S. Sacramento, si annota che nel settembre di quell’anno il superiore Paolo Oliveri donava un manto in seta ricamato in oro. Ai primi del Novecento può essere datato un altro manto, in stile liberty, di cui non si ha più traccia, che una foto dell’epoca riproduce. Negli anni Trenta ne verrà realizzato un altro, di cui si hanno solo testimonianze fotografiche poichè era uso ritagliarli in piccoli pezzi per distribuirli come reliquie. Il manto più antico che si conserva tutt’ora del 1949 ed è stato ricamato dalla signora Santina Lo Savio da Alia e donato da Santino Nicasio e da Farruggia Rosa. Altro manto che si conserva tuttora risale al 1956 e si può ammirare nelle immaginette. Esso, il cui costo fu di £. 800.000, riporta dei ricami in fili d’argento su seta azzurra, commissionato alle Figlie di San Giuseppe di Palermo dal compaesano Leonardo Azzarello, emigrato in America. Il 30 luglio 1968, lo stesso benefattore donava un ’altro manto simile al precedente, che viene messo tutt ’ora durante l ’anno. Nel giorno della festa la Madonna indossa invece quello ricamato dalla signora Santina Lo Savio, realizzato il 23 agosto 1987, sul modello del manto del 1949. Si conservano pure tre "bavaglini" donati da alcuni fedeli come ex voto, e messi al collo del Bambinello Gesù e due coppie di corone. Nel giorno della festa, la statua viene adornata con le corone in argento placato in oro donate dai coniugi Giamportone e Tuzzolino e dall’Associazione Figlie di Maria nel 1987.

La Madonna Oggi

L ’altra coppia, di materiale meno pregiato, fu commissionata subito dopo il furto, avvenuto il 3 giugno 1977, di quelle piu preziose in argento placato in oro realizzate nel 1957 dall ’orafo palermitano Di Giovanni per la somma di £ 150.000. Non si hanno purtroppo più notizie di quelle ottocentesche, come pure delle altre risalenti agli anni ’30. L ’uso degli addobbi che ricoprono il simulacro, in realta oltre ad essere la continuazione di un ’usanza diffusa dagli spagnoli nel ’600, riveste anche, in questo caso, funzione estetica in quanto riesce a dare più maestosità alla scultura e a correggere alcune imperfezioni. ll restauratore Messina ritiene che il simulacro sia opera di un dilettante, oppure di un giovane artista che sconosceva di certo l’anatomia umana, poichè non vengono rispettate le proporzioni e il baricentro e spostato verso sinistra. Probabilmente la scarsa cura che l’artista ha riservato alla scultura poteva essere dovuta al fatto che oggetto principale del culto rimaneva il quadretto in essa inserito. In una lettera della fine dell’800, inviata dall’arciprete Castellana al demanio, per rendere noto i " beni mobili infruttiferi" appartenenti alla chiesa di Santa Maria della Luce, la statua veniva considerata di modesto valore pari a lire 50, meno cioè della campana di 35 chili valutata in lire 51. Il 30 settembre 1852, l’arciprete Rosolino Buttacavoli, inviava al "regio giudice di Alia", una lettera in cui riferiva che "nel ricevere i capitoli di questa nuova congregazione sotto titolata di Maria S.S. del Lume, la nota dei confrati e le di lei disposizioni trovo precisi e chiari e lodevoli i primi e i secondi irreprensibili per ogni riguardo. Le confraternite sono state sempre opportune nelle parrocchie per l’utile religioso e morale che ne deriva a questa comune va lieta di su navello sacro stabilimento rappresentato al Real Governo per la debita approvazione... ". La confraternita di Maria S.S. della Luce avrà l’approvazione nel 1856, mentre il 1° maggio 1908 verrà apportata una correzione ai capitoli dello statuto che si compone di trenta articoli. La confraternita, da questo momento prenderà il nome di "Congregazione di Maria S.S. della Luce e dell’Addolorata". Va nota to che in quell’anno si registra il maggior numero di iscritti pari a 56 confrati, tutti apparenenti al ceto dei "Mastri".Nel riordino dei capitoli dell’anno 1955, lo statuto della Confraternita sarà composto di 38 nuovi articoli. Fin dal secolo XVIII, la festa della Madonna della Luce ricorreva la seconda domenica di settembre per poi spostarsi, verso la prima metà dell’800 alla terza domenica del mese.

La Processione 1956

Soltanto nel 1945, per dare la possibilità agli emigrati di partecipare, essa sarà spostata definitivamente al 23 agosto e si terrà anche una fiera di bestiame. Il fercolo venne costruito da "mastru Piddu Santino" nel 1912. Il simulacro della Madonna della Luce, veniva portato in processione anche in occasione dei sei Sabati di Quaresima un’antica festa paesana di cui abbiamo notizia già nel XVIII secolo. Questa consuetudine si è mantenuta fino agli anni ’30 di questo secolo e si articolava in sei giorni di festeggiamenti durante i quali i diversi ceti sociali del paese rinnovavano la devozione a Maria S.S. sotto vari titoli. Nel primo sabato di Quaresima, il ceto dei Parroci solennizzava I’Immacolata; in occasione del secondo sabato, i "signori ufficiali" festeggiavano l’Annunziata; nel terzo sabato i Mastri" onoravano la Madonna del Carmine; nel quarto sabato i "burgisi" veneravano la Madonna del Rosario; nel quinto sabato "i schietti", portavano in processione la Madonna della Luee, durante la quale gli scapoli del paese portavano le ’fanare" (fasci di ampelodesmo) accese e alla fine del percorso venivano ammucchiati in un unico falò, davanti il sagrato della chiesa; l’ultimo, che coincideva con il sabato Santo, veniva spesso anticipato al venerdi Santo, e le donne rendevano omaggio all’Addolorata.

La Processione 1961

Nei registri delle "distribuzioni dei proventi delle messe" dell’ 800, troviamo annotato che soltanto per la Madonna della Luce venivano celebrate delle "messe votive "per "la serenità del tempo" o per "il dono dell’acqua". Esse erano seguite, spesso, dalle processioni della Madonna della Luce che oltre ad attraversare il centro urbano, procedevano verso la contrada "Cozzo Massaro" in aperta campagna. Durante la processione per "il dono dell’acqua", il popolo commosso, implorava continuamente la Vergine, ripetendo: ’Maduonna, lu pani vuliemu". Prodigiosamente, prima che si concludesse la processione, iniziava a piovere. Altrettanto commoventi erano le processioni in cui si invocava "la serenità del tempo", se si considera che il nostra territorio argilloso era soggetto a continui smottamenti. Per tali circostanze, il sacerdote Vincenzo Pravatà, compose alcune suppliche.


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